Dal libro al film: le sfide dell’adattamento de Il Canto della Rivolta – Parte 2


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Quali sono le principali sfide che hanno portato all’adattamento di Hunger Games: Il Canto della Rivolta – Parte 2? Quali scelte hanno dovuto affrontare i realizzatori del film? Quali sono le maggiori differenze rispetto al libro? La risposta a queste e a tante altre domande all’interno dell’articolo.

L’articolo pubblicato da BuzzFeed, piuttosto lungo, ma indubbiamente interessante, chiarisce molti dubbi e approfondisce i principali cambiamenti del film rispetto al romanzo. Per facilitarvi la lettura, abbiamo inserito un indice cliccabile che vi permette di navigare comodamente attraverso i paragrafi. [ATTENZIONE AGLI SPOILER]

È molto significativo il fatto che la prima scena girata per Il Canto della Rivolta – Parte 2, in realtà la prima scena girata di entrambi i capitoli de Il Canto della Rivolta, realizzati in contemporanea nel corso di 152 giorni tra il 2013 e il 2014, è una delle ultime che vediamo nel film. “Si tratta del momento che segue la scena in cui Katniss urla al gatto, quando ritorna nei boschi a cacciare di nuovo” racconta il regista Francis Lawrence.

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Dietro al processo di trasposizione troviamo lo sceneggiatore Peter Craig, che è subentrato a Danny Strong dopo che quest’ultimo aveva realizzato le prime bozze dello script, affiancato dalla guida esperta e dai consigli della produttrice Nina Jacobson, del regista Francis Lawrence e naturalmente dalla scrittrice in persona, Suzanne Collins. La sfida era quella di trasformare un romanzo prettamente psicologico in un film adatto al grande pubblico.

“Il primo film è incentrato su Katniss che cerca di salvare Peeta” dice Jacobson. “Mentre nel secondo vuole vendicarsi di Snow, ucciderlo”. “La trama è più complicata in questo film” continua Craig. “Sono presenti tutti i momenti iconici del libro che i fan amano e che desiderano vedere. Quindi la vera sfida era capire quante cose avremmo potuto inserire. […] Credo che tutti i messaggi che Suzanne volesse comunicare con il libro siano nella Parte 2”.

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Francis Lawrence ha già spiegato in una precedente intervista le motivazioni che hanno portato all’eliminazione di tutte le scene di addestramento militare con Katniss e Johanna. “Eravamo tutti molto diffidenti nei confronti dell’addestramento” ammette Lawrence. “Sequenze di allenamento come questa spesso richiedono un particolare tipo di montaggio di cui io non sono un grande fan. Per farlo bene e non dare l’impressione di una sorta di collage avremmo perso un sacco di tempo”. Jacobson aggiunge: “Penso che nessuno creda che Katniss abbia realmente bisogno di addestramento per essere un vero soldato”.

Il compito di mantenere la presenza di Johanna nel film è ricaduto su Craig, che ha dovuto capire come far emergere il personaggio nei suoi due unici momenti con Katniss e una scena di gruppo verso la fine del film. “Ho fatto in modo che lei fosse la spinta definitiva di cui Katniss aveva bisogno [per andare nella capitale]” dice Craig. “Lei è il tipo di personaggio che può davvero guardarla negli occhi e dire ‘Vai, fallo’”.

Craig racconta anche di una discussione incentrata sul lasciare o meno Johanna accompagnare Katniss a Capitol City. Collins ha bocciato rapidamente quest’idea. “Suzanne insisteva che non l’avrebbero mai lasciata andare. La Morfamina non è eroina, ma lei è quasi una tossicodipendete a quel punto della storia… Non era proprio possibile che la lasciassero andare”.

Decidere come Katniss arriva a Capitol City
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Invece che aspettare, come nel romanzo, che la Coin le affidasse l’incarico ufficiale di andare nella capitale, Katniss decide di nascondersi in un hovercraft, a dispetto degli ordini espliciti di rimanere in disparte.

“Avevamo intenzione di renderla più attiva, specialmente dopo Il Canto della Rivolta – Parte 1 in cui viene messa da parte e manipolata” dice Lawrence. “In questo film, volevamo che fosse lei il vero motore dell’azione e prendesse l’iniziativa di andare a cercare Snow. Se fosse stata semplicemente affidata a una squadra non sarebbe stato lo stesso. Se, invece, parte di sua spontanea volontà verso Capitol, con la precisa intenzione di uccidere Snow, la storia prende immediatamente una piega diversa”.

Il percorso di Peeta
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Secondo Nina Jacobson, è stato proprio il personaggio di Peeta a rendere necessaria la divisone de Il Canto della Rivolta in due film. “Non so come avremmo potuto mostrare il suo depistaggio e il suo graduale recupero in un unico film. Inoltre, avremmo dovuto farlo tornare presto [nel Distretto 13] e mostrare troppo velocemente i suoi problemi e il suo conseguente recupero della ragione. Avevamo bisogno di tempo e di dargli tutto il secondo film per stare meglio”.

Craig ha dovuto tagliare alcune scene iniziali che sottolineavano quando odio provava Peeta per Katniss, per concentrarsi, invece, sul cauto inserimento di momenti che vedevano i due personaggi insieme. “La mia idea fondamentalmente era che, grazie al contatto con Katniss, Peeta viene gradualmente riportato a ricordare ciò che effettivamente provava per lei”.

E, ancora una volta, Collins ha fornito una chiave di lettura fondamentale che ha aiutato lo sceneggiatore. “Ricordo una conversazione con Suzanne, su come, verso la fine, quando sono pronti a raggiungere il Palazzo di Snow, sia Peeta colui che convince Katniss del fatto che ne sia davvero valsa la pena. Nel corso di tutti e quattro i film, lui è l’unico che attraversa tutto quello che anche lei passa. L’unico che capisce realmente la posizione eccezionale in cui lei si trova”.

Mostrare il declino di Snow
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Ne Il Canto della Rivolta – Parte 1 si era resa necessaria l’eliminazione di una scena (successivamente mostrata nei contenuti speciali del DVD/Blu-ray del film): il dialogo di Snow e Peeta. Secondo Lawrence, la scena non funzionava in quanto era troppo slegata dalle vicende di Katniss. Nella Parte 2, i realizzatori hanno fatto in modo che anche le scene che si allontanano dal punto di vista della protagonista, siano comunque sempre collegate a ciò che le sta accadendo. Come il banchetto di Snow che avviene subito dopo che hanno sparato a Katniss, un’occasione per avvelenare uno degli artefici del fallimento nel Distretto 2, Antonius (Robert Knepper).

“Sono sempre stato molto affascinato dalla possibilità di scoprire la vera vita di Snow” dice Lawrence. “E c’erano diverse possibilità che potevamo mettere in atto. [Snow], fino alla fine, pensa davvero di essere vicino alla vittoria. Ho deciso di seguire il percorso di Hitler nel film Downfall, in cui assisti a tutto il suo impero che crolla intorno a lui”.

Per Craig, è stata anche un’occasione di mostrare una delle armi preferite da Snow. “Adoro il fatto che usi il veleno. Così ho pensato: lasciamo che avveleni uno dei suoi consiglieri. Quella scena aveva anche un altro scopo ben preciso: Snow voleva davvero che ci fosse un’altra arena e desiderava che tutti la vedessero. Faceva parte della sua follia”.

Il finale di Snow lascia poco spazio all’immaginazione e, a differenza del romanzo, non c’è ambiguità sulla causa della sua morte – vediamo chiaramente i ribelli che lo circondano e lo aggrediscono. Lawrence spiega: “Tutti si sarebbero chiesti: ‘Cos’è accaduto a Snow?’ E noi non volevamo che il pubblico al termine del film si distraesse pensando a cos’era successo. Non è proprio il tipo di finale aperto che nel nostro caso avrebbe potuto funzionare”.

L’ascesa della Coin
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A differenza dei libri, la scelta è stata quella di mostrare la Coin oltre il punto di vista di Katniss, da cui è percepita come una meschina figura autoritaria, e assistere alla sua evoluzione da efficiente e giusta leader del Distretto 13 ne Il Canto della Rivolta – Parte 1 a politica astuta, calcolatrice e spietata che cerca di consolidare il suo potere nella Parte 2.

Craig racconta le motivazioni che hanno portato all’inserimento nella Parte 2 di alcune scene, come quella con Plutarch (‘Deve sembrare che qualunque gioco stia giocando, lo stia giocando per noi’). “Se durante il film non l’avessimo vista, la sua trasformazione sarebbe risultata troppo improvvisa. È stato interessante vederla iniziare a capire i modi con cui riesce a manipolare l’opinione pubblica. Ha contribuito a rendere il personaggio più strategico e a farci capire che alcune scaltre decisioni – machiavelliche a dir la verità – provengono da lei e non più da Plutarch”.

Trovare spazio per la Comandante Paylor
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Dal momento che Paylor (Patina Miller) prende il posto della Coin, era necessario mostrarla in più scene. Così Miller si trova nel Distretto 2 quando i ribelli attaccano l’Osso ed lei è la persona che incita i combattenti prima della loro incursione a Capitol.

“Vederla parlare di fronte a tutte quelle persone ha permesso di capire meglio chi fosse” dichiara Craig. “Bisognava far passare l’idea che lei fosse una buona opzione. In quel momento, non è in lizza per ottenere la presidenza. È bene sapere che è solo qualcuno con più moralità rispetto ad altri”.

Il giusto tipo di violenza
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Alcune scene di violenza sono descritte in modo molto vivido nel libro: come Boggs che perde le gambe o una bambina di Capitol City che viene uccisa mentre sta piangendo sul corpo della madre. I dettagli più cruenti sono, invece, quasi del tutto assenti dal film. “Volevamo rendere il tutto più intenso possibile, ma non volevamo incorrere nel Rating R (obbligo di accompagnamento di un adulto per minori di 17 anni) che avrebbe così allontanato i più giovani. Il mio obiettivo era cercare di concentrarci il più possibile sull’intensità emotiva e sull’impatto della violenza piuttosto che sul sangue e sul massacro”.

Assenti dal film i baccelli che si attivano al passaggio dei ribelli e dei cittadini di Capitol City mentre questi si dirigono verso il Palazzo Presidenziale di Snow, verso la fine del film. “L’idea era… Okay, ora Snow userà i suoi stessi cittadini come scudi umani e li indirizzerà verso il centro della città, alla sua residenza. Però, forse, non userà i baccelli, lui in fondo non ha intenzione di ucciderli tutti”.

Per Jacobson, invece, la motivazione era un’altra: “In genere, durante il terzo atto di un film, quello che dovrebbe essere proprio il più emozionante, mi annoio. L’azione spesso distrae dai personaggi. […] Noi, invece, abbiamo sempre cercato di mantenere tutta la nostra azione fondata sull’impatto che ha sui nostri protagonisti. E se non li coinvolge in un modo che sia efficace ed emozionante, allora perché mostrarla?”.

Francis Lawrence aveva affermato di recente di aver presentato più materiali alla MPAA (Motion Picture Association of America) al fine di ottenere la giusta censura.

Dare a Finnick una fine più eroica
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Nel libro, una delle morti più frustranti di tutte è quella di Finnick, con un singolo paragrafo che descrive la sua morte. “Il nostro principale obiettivo era quello di dare a Finnick una morte il più possibile eroica e di costruire tutta la scena in previsione di quel momento” afferma Craig. “Abbiamo strutturato la sequenza in modo tale che Finnick salvi praticamente tutti gli altri e li aiuti a raggiungere la scala per fuggire”.

Si è deciso anche di invertire l’ordine di questa sequenza, inserendo gli Ibridi prima del Tritacarne e dello scontro con i Pacificatori. “La cosa che abbiamo subito pensato è stata: ‘Non lasciamo loro tempo per addolorarsi di questa perdita’ ” dice Lawrence. “Non potevamo avere una scena emozionante a quel punto. Invece, ci siamo concentrati su un diverso tipo di emozione, incentrata sul fatto che dovessero scappare da lì. […] È sorprendente vedere qualcosa di orribile che accade nel giro di un secondo e lasciare che il pubblico lo affronti nello stesso identico modo dei personaggi. È un momento di shock, su cui si potrà ragionare solo molto, molto più tardi”.

Modificare l’ordine degli eventi del libro comporta anche un’altra conseguenza. “Così anche chi ha letto il libro non sa quello che sta per succedere”.

Il destino di Prim
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Dal momento che Prim non appare molto nella seconda parte del libro, i realizzatori hanno deciso di mostrarla nel Distretto 13 mentre cerca di instaurare un rapporto con Peeta depistato. Il ruolo che nel libro era di Delly Cartwright.

“Era troppo tardi per introdurre un personaggio completamente nuovo” afferma Craig. “Suzanne, Nina, Francis e io abbiamo parlato di tutto questo… E così abbiamo pensato a Prim. Fa una fine tragica, quindi abbiamo fatto tutto il possibile per mostrarla di più all’inizio di questo film”.

Se qualcuno se lo stesse chiedendo, i produttori non hanno mai pensato di cambiare le sorti dei personaggi. “No, mai” commenta Lawrence. “Nessuno di noi ha mai pensato di salvare un personaggio che muore nel libro. Fa tutto parte delle tematiche fondamentali della storia”.

“Quando Katniss parla a Gale nella scena d’addio dice: ‘Non puoi proteggere nessuno nell’arena’ e l’arena è sempre stata la metafora della guerra. E le persone innocenti soffrono in guerra. Questa è una parte così importante del libro che è davvero inimmaginabile pensare di fare un film senza di essa. Anche se è doloroso, sarebbe enormemente sbagliato cercare di evitare la morte di Prim”.

Indagare il dolore di Katniss
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Nel romanzo, Katniss affronta la morte di Prim in un modo completamente diverso dal film. Il suo corpo ustionato diventa un mosaico di innesti cutanei e cicatrici, Katniss trova conforto nella Morfamina, passa dei lunghi periodi in silenzio e pensa al suicidio. Niente di tutto questo è presente nel film.

“È stata una delle sfide più grandi. Nel libro si possono avere lunghi periodi di passività, perché il lettore può conoscere i pensieri e le riflessioni del protagonista” spiega Jacobson. “In un film, un eroe passivo è letale. L’eroe non può non fare niente. […] Così abbiamo capito che Katniss doveva essere un po’ più attiva. Allora ci siamo domandati come fare.”

La soluzione è stata dare sfogo a tutto il suo dolore represso nella scena con Ranuncolo. “Abbiamo convertito la sua dolorosa vita interiore e la passività del libro in una sorta di torpore. Katniss si costringe a non provare niente fino a quando, alla fine, vede il gatto di Prim, Ranuncolo, e a questo punto si sfoga. Non può guarire o provare a superare la perdita fino a quando non dà sfogo al proprio dolore. E lo fa solo quando ritorna a casa”.

Anche il processo per l’uccisione della Coin è assente. Questo perché, a quel punto, la storia è essenzialmente finita e un processo avrebbe prolungato il film nel momento meno indicato. “Era necessario concludere il film abbastanza rapidamente. A quel punto, non potevamo inserire un’altra storyline”.

Rendere onore a Philip Seymour Hoffman
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In un precedente articolo abbiamo spiegato quali scene l’attore doveva girare prima della sua morte, tra cui il dialogo poi adattato sotto forma di lettera letta da Haymitch a Katniss dopo l’assassinio della Coin. L’assenza di Plutarch viene giustificata con il fatto che l’ex-stratega non può essere visto al fianco della Ghiandaia Imitatrice in un momento così politicamente instabile. L’idea della lettera è stata della scrittrice in persona, Suzanne Collins: “È stato un modo per sentire ancora la sua presenza in quella scena”.

Un altro esempio delle scene che sono state riadattate dopo la sua scomparsa è l’inquadratura di Plutarch che osserva soddisfatto dopo l’uccisione della Coin, un’inquadratura che inizialmente apparteneva a Il Canto della Rivolta – Parte 1.

Un commento a “Dal libro al film: le sfide dell’adattamento de Il Canto della Rivolta – Parte 2

  1. Buona domenica, tributi!!! Secondo me sono stati proprio bravi, effettivamente mi è piaciuto molto il fatto che Katniss sia scappata a Capitol City e non che c’è l’abbiano mandata dopo un addestramento (a mio parere inutile, considerando tutta l’esperienza di Katniss, acquisita durante i giochi), come invece succede nel libro. Il percorso di Peeta è azzeccatissimo, ho pianto un sacco per lui… E Josh è stato veramente all’altezza del compito! Il dolore di Katniss è secondo me molto reale, in molti tendiamo a cercare di non provare emozioni in questi casi per non crollare… Jennifer è indescrivibile nella scena con il gatto! Neanche io, sinceramente, anche se con una grande fitta al cuore, avrei “risparmiato” Prim, la storia avrebbe perso un suo pilastro… Però è stato comunque tristissimo!

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