Non poteva esistere sequel migliore: la nostra recensione de La Ragazza di Fuoco


Dopo aver visto il film, le riflessioni da fare sarebbero centinaia e nessuna recensione renderebbe mai giustizia a un film straordinario come Hunger Games: La Ragazza di Fuoco. Nella nostra, proviamo a mettere in luce tutto quello che abbiamo amato del film!

[Contiene spoiler per chi non ha visto il film]

FEDELTÀ AL LIBRO

Francis Lawrence l’ha detto più volte: il film sarebbe stato un fedele adattamento del libro e i fan avrebbero ritrovato al cinema tutto quello che avevano amato di più durante la lettura. E così è stato! Francis è stato di parola e ha regalato agli spettatori uno dei migliori adattamenti cinematografici degli ultimi anni!

Perché inutile dirlo, ma vedere trasposto uno dei dialoghi di maggiore effetto del secondo libro, quello tra Katniss e Snow, quasi parola per parola, dà una grande soddisfazione e, allo stesso tempo, permette di toccare con mano la minaccia rappresentata dal crudele Presidente. Fedeltà a livello di battute, che riprendono alla lettera quelle pronunciate dai personaggi nei libri: Haymitch che dice a Katniss “Potresti vivere cento volte e ancora non lo meriteresti”, l’incontro tra Finnick e Katniss ripreso esattamente dal libro “E tu, ragazza di fuoco? Hai qualche segreto che valga il mio tempo?”, il discorso di Katniss in onore di Rue “La vedo nei fiori gialli che crescono nel prato vicino a casa mia. La vedo nelle ghiandaie imitatrici che cantano sugli alberi. E soprattutto la vedo in Prim, mia sorella”, giusto per citare qualche esempio.

Fedeltà al libro significa dare ai personaggi e alle scene di cui sono protagonisti il giusto peso, il giusto spazio, sacrificando l’eliminabile e tenendo fede a quella che è l’atmosfera generale dell’intera vicenda.
Molto spesso negli adattamenti cinematografici di un libro a soffrire è proprio la storia. Tagliata, banalizzata, frenetica. Invece, in questo film, non si ha mai l’impressione di inseguire un treno in corsa, anzi si sale su quel treno, lo si assiste mentre rallenta nei momenti più opportuni e riaccelera quando la trama lo richiede. Fin troppe volte abbiamo visto film dal montaggio serrato che rincorrevano la trama e che sembravano non avere il tempo di raccontare tutto quello che avevano da dire. La Ragazza di Fuoco, invece, è un film che si prende il suo tempo, taglia le scene là dove non sono necessarie, ne aggiunge altre geniali e mantiene un ritmo costante per tutta la durata. Ogni scena ha la giusta importanza, ogni sequenza impiega il tempo necessario per spiegare le situazioni e mostrare le emozioni dei personaggi.

Nonostante l’estrema fedeltà, non si è neanche per un attimo perso il tocco del regista, visibile in tanti piccoli particolari o aggiunte che non hanno fatto altro che impreziosire ancora di più la storia. Francis è entrato completamente nella vicenda, ha capito fino in fondo i personaggi, i sentimenti e drammi che si agitano in loro, e ha saputo dare loro importanza e far emergere, ancor più che nei libri, il vero significato della storia.

IL TOCCO DI FRANCIS LAWRENCE

Parliamo del regista. Invisibile dietro la telecamera, ma visibile durante tutta la durata del film nella sua attenzione ai dettagli, nelle scene aggiunte, ma in linea con i personaggi e con le loro emozioni, in ogni singola scena che si incastra perfettamente con quella precedente, creando un senso di forte linearità e tensione crescente.

E questa tensione, fin dall’inizio del film, è già altissima: Katniss è nei boschi con Gale, nulla sembra cambiato rispetto a Hunger Games, fino a quando non appare un’immagine fugace di Marvel che Katniss crede di colpire con una delle sue frecce. È esattamente questo che Francis intendeva parlando di stress post-traumatico. Katniss non è più la stessa, com’è realistico che sia dopo un’esperienza limite del genere, e i suoi incubi e paure la perseguitano anche di giorno.

Per renderci conto di quale minaccia Snow rappresenti per lei, non c’era altro modo che vederlo pianificare ripetute volte la sua morte, e le scene aggiunte di dialogo con il Capo Stratega Plutarch sono delle più intense. Queste sequenze sono studiate, da una parte, per rendere concreta la determinazione di Snow nel liberarsi del simbolo della ribellione, dall’altra, fanno emergere quel personaggio enigmatico che è Plutarch. Francis ha deciso di renderlo ambiguo fin dall’inizio: fin da quella sua battuta “Concordo che debba morire, ma nel modo giusto, al momento giusto”. Anche se durante il ballo con Katniss non rivela l’orologio da taschino con la ghiandaia imitatrice, sembra avere un atteggiamento, se non a favore della protagonista, quantomeno ambiguo. All’impazienza di Snow di vedere Katniss morta, Plutarch risponde con pacatezza, temporeggiando e facendo credere al Presidente di avere la situazione sotto controllo. Questo è certo, ma non nel modo in cui pensa Snow!

Nel film, sono state omesse quelle parti che distoglievano l’attenzione dai temi principali della saga, le parti relative ai preparatori di Katniss, ad esempio, e al loro posto sono state introdotte delle scene di maggiore impatto: la conclusione drammatica della visita di Katniss e Peeta al Distretto 11 è ancora più intensa rispetto al libro, merito soprattutto di una Jennifer Lawrence straordinaria. Solo la sua interpretazione meriterebbe un capitolo a parte! Nelle scene del Tour della Vittoria, il suo conflitto interiore tra il parlare sinceramente al popolo mostrando di essere una di loro, ma mettendolo in serio pericolo, e attenersi ai cartoncini di Effie, che esprimono parole false e poco sentite, ma che evitano lo scatenarsi di rivolte, è veramente palpabile e solo un’attrice così espressiva sarebbe riuscita a rendere tutto questo.

ATTENZIONE AI PARTICOLARI

Sono i particolari a rendere grandioso un film. Se perfezione dev’essere, è proprio nei dettagli che questa si cela. Quello che più si apprezza di questo film, è proprio l’attenzione ai particolari, quei piccoli dettagli che non sfuggono all’appassionato e, sebbene potrebbero non essere necessari allo spettatore, creano un profondo senso di continuità nella storia e riempiono ogni istante di significato.

L’inserimento di dettagli come Marvel, la Mietitura del Distretto 4 a cui è presente Annie Cresta, la battuta di Plutarch a Snow “Si goda lo spettacolo”, non fanno risultare il film una pellicola didascalica che si prefigge di spiegare tutto a chi non ha letto i libri o visto il primo film, né di riempirla di citazioni, aneddoti e richiami che “strizzano l’occhio” ai fan solo per farli contenti. Se dei richiami ci sono, e ce ne sono parecchi, sono tutti giustificati e ben inseriti.
E con dettagli intendiamo anche quegli aspetti emotivi che non è affatto scontato vengano mostrati in un film di questo tipo.

Il dramma interiore di Katniss, l’umanità di personaggi come Effie e Haymitch, perfino l’umanità di Snow nelle scene con la nipote. Vedere Katniss che, quando i tributi si prendono per mano dopo le interviste con Caesar, afferra il moncherino di Chaff è quanto mai significativo. Mostrare il suo moncherino non è rilevante ai fini della storia, ma perché non inserirlo? Quello che emerge e che più colpisce del film è che è stato fatto da chi ha letto il libro a un livello profondo e lo ha amato.

EQUILIBRIO TRA HUMOUR – ROMANCE – AZIONE

La Ragazza di Fuoco è un film che gioca sui contrasti. I Distretti più poveri e la ricchezza di Capitol City, gente che muore di fame e persone che vomitano per poter mangiare di più, la vita e la pace contro la morte e la guerra. In un film che è per il 70% drammatico e il restante 30% d’azione, era difficile inserire anche momenti che riuscissero ad allentare la tensione, eppure questi momenti ci sono e ancora una volta risultano godibilissimi.

L’humour è spesso incarnato nel personaggio di Haymitch, in quello di Johanna e Finnick. Ma ovviamente, non si limitano a questo e c’è tempo anche di esplorare l’altro lato di questi personaggi. Memorabile la scena dell’ascensore, con una Jena Malone a dir poco perfetta.
Anche la parte più strettamente amorosa viene trattata con il giusto approccio. Più che a al triangolo Peeta, Katniss, Gale assistiamo al dilemma della protagonista, che tiene a entrambi in un modo diverso, ma che non può permettersi di amarli perché in gioco, per lei, c’è molto più dell’amore.

ll lato romance della storia, ancora una volta, ha un fine ben specifico. Serve a far capire che Katniss, nonostante abbia vinto i primi Giochi, rimane sempre una schiava del potere e non ha nemmeno quella minima libertà di scegliere a chi affidare il suo cuore. Una storia d’amore che ha tutta l’aria di un dramma.

EVOLUZIONE E CARATTERIZZAZIONE DEI PERSONAGGI

A parte la straordinaria evoluzione del personaggio di Katniss che appare fortemente traumatizzata dall’esperienza dei Giochi e all’inizio di un processo di presa di coscienza del suo ruolo all’interno della ribellione, colpisce la parabola di personaggi come Peeta o Effie. Peeta emerge per le caratteristiche che lo contraddistinguono nel libro, la sua sensibilità, la sua solitudine, il suo desiderio di essere amato dall’unica persona che per lui conta realmente.

Effie, che dire, è veramente sorprendente! Certo, vederla nella sua veste comica è uno spasso, ma è stato estremamente toccante, come nella sua semplicità, abbia cercato di esprimere dei sentimenti che forse, poche volte, aveva provato nella sua vita: affetto e compassione (toccante la Mietitura del Distretto 12, così come il dono che fa a Peeta e Katniss prima del loro ingresso nell’arena).

Haymitch è un personaggio che ruba la scena a chiunque si trovi nei paraggi. Sempre in equilibrio tra comico e depresso, il suo personaggio è portatore di verità scomode (“Non ci sono vincitori negli Hunger Games, solo sopravvissuti”) e assume, in questo film, il suo ruolo di mentore con ancora più coscienza, rafforzando sempre più il suo legame con Katniss.

SPAZIO AI NUOVI ATTORI

Eravamo tutti curiosi di vedere le new entry del cast in azione. Il premio Oscar Philip Seymour Hoffman è superlativo. Convincente nella parte dello “stratega” della lenta e graduale distruzione di Katniss e della sua immagine, ha interpretato con eleganza e intelligenza la parte del braccio destro di Snow, in realtà vera mente dietro la rivoluzione. Il suo ballo con Katniss e la scena in cui suggerisce a Snow di mostrare ai cittadini che la ragazza non è più una di loro, facendo vedere il suo matrimonio contrapposto alle fustigazioni e alle esecuzioni nei Distretti, è davvero affascinante.

Amanda Plummer (Wiress), Jeffrey Wright (Beetee) e Lynn Cohen (Mags) sono perfetti. I primi due, geniali, intuitivi, ma considerevolmente strani (tutti abbiamo riso vedendo Wiress che applaude entusiasta dopo aver assistito all’allenamento di Katniss), mentre Mags, soprattutto vista in relazione a Finnick, riesce a trasmettere un’infinita tenerezza. Lynn Cohen è l’attrice che colpisce forse più di tutti. Dall’alto dei suoi ottant’anni, ha fornito un’interpretazione eccezionale.

Infine, parliamo di Sam Claflin e Jena Malone. A parte le primissime scene con Finnick, come quella della famosa zolletta, il personaggio perde un po’ della sua parte più affascinante e accattivante. L’intento, apprezzabile, dei produttori è stato quello di far capire, quasi fin da subito, che il suo personaggio sarebbe stato molto più profondo di quello che all’inizio poteva sembrare. Per questo, non si danno troppo spazio alle sue battute nell’arena, quanto al rivelare gli aspetti più intimi del personaggio: il dolore per la perdita di Mags e l’amore per Annie.

La rabbia, l’insolenza e il sostanziale senso di vuoto sono gli elementi che caratterizzano l’interpretazione di Jena Malone, un’interpretazione inaspettata, di quelle che lasciano veramente il segno e rispecchiano completamente, se non di più, il personaggio dei libri.

Concludiamo questa nostra recensione dicendo che la buona sorte non ha bisogno di essere a favore di questo film, perché è già perfetto così com’è.

5 commenti a “Non poteva esistere sequel migliore: la nostra recensione de La Ragazza di Fuoco

  1. Commentare questa recensione, devo dire, è estremamente difficile. Potrei cavarmela con un semplice “chapeau” ma risulterebbe decisamente riduttivo. Un’analisi completa ed approfondita che denota anche una buona conoscenza delle tecniche narrative letterarie e cinematografiche. Il discorso del regista presente ma “invisibile” mi ha un po’ ricordato Giovanni Verga, portando altri punti a favore di questo pezzo. Davanti a questa recensione non mi permetto certo di giudicare, se non di esprimere un’opinione: FANTASTICA!
    Raramente elogio pezzi così palesemente (chiedere a certi critici da strapazzo per credere) ma questa recensione mi ha letteralmente entusiasmato. Entusiasmato è forse anche poco ma non vorrei dover usare termini inesistenti.

  2. Ottima recensione, fatta da una persona competente che ha sicuramente visionato il film in una maniera accurata e approfondita, e fatto lo lo stesso con libro. Si nota inoltre la passione del recensore per l’opera, dal modo in cui “pesa” ogni singola parola….veramente complimenti!!!!

  3. una cosa che secondo me nel fim potevate mettere era quando Finnick Beete Johanna Peeta e Katniss si dirigono verso l’ albero di mezzogiorno, Finnick dice a Karniss:
    “vai avanti te, così sentirai eventuali campi di forsa”.
    a quel punto Beete risponde:
    ” sentire???”
    “certo con l’orecchi che gli ha fatto Capitol City” risponde Finnick.
    a quel punto Beete lascia stare sapendo il trucco di Katniss.
    secondo me ci sarebbe stato bene. questa parte mi ha un po’ delusa.
    però il film è sempre stupendo. =)=)=)=)=)=)=)=)

  4. Concordo e mi complimento con chi ha redatto questa recensione in quanto si nota la sua passione riguardo l’ argomento, e sono d’accordo nel notare la fedeltà di “Hunger Games la ragazza di fuoco” con il libro, cosa che non posso dire riguardo al primo film, in diverse parti discordante con il libro e troppo repentino in alcune parti nel raccontare la storia. Ma a parer mio il regista e la produzione potevano inserire diverse parti che enfatizzavano i sentimenti di Katniss, come tutto il periodo che ruota attorno al servizio fotografico di vestiti da sposa di katniss ( escludendo il discorso del presidente Snow alla nazione per la terza edizione dell memoria) e in cui è presente secondo me uno dei fatti più interessanti del libro: l’ incontro tra Katniss , Bonnie e Twill. In cui viene introdotta tutta l’ argomentazione riguardo il Distretto 13 e la vera entità della rivolta negli altri distretti, cosa che è presente anche in un dialogo tra la protagonista e i suoi preparatori, i quali si lamentano per la mancanza di chip musicali, provenienti dal distretto 3, utilizzati nelle lussuose feste di Capitol city ( ma concordo nell ‘ esclusione dei preparatori dalla pellicola ); e ciò è presene anche in un dialogo tra la protagonista , Wiress e Beete al centro di addestramento. Per tutto il resto trovo Il Film veramente bene interpretato.

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