Read Along: il nostro commento al capitolo 23


Siamo arrivati al nostro ultimo commento dei capitoli de La Ragazza di Fuoco, per l’iniziativa Read Along, che ci ha accompagnato in questa lunga attesa per l’uscita del film e che ci farà ancora compagnia in questi ultimi giorni con i commenti delle pagine che partecipano all’iniziativa.

Oggi ci dedichiamo al commento del capitolo 23:

CAPITOLO 23 – L’Arena è un orologio

In questo capitolo (pag. 315 – 327):
Katniss scopre, grazie all’aiuto di Wiress, il funzionamento dell’Arena, ma il gruppo di alleati di cui fa parte viene attaccato dai tributi avversari e Wiress perde la vita. Beetee si mostra particolarmente legato a un oggetto che recupera alla Cornucopia, un cilindro di filo, ma Katniss non riesce ancora a scoprire la sua funzione. Alla fine del capitolo, un suono sconvolge Katniss: si tratta delle urla di sua sorella.

Con il capitolo 23, ci ritroviamo nel bel mezzo dell’azione. I tributi stanno affrontando sfide inaspettate nell’Arena, che certamente si è rivelata una nemica ancora più temibile della passata edizione.
Alla fine del capitolo precedente, Katniss è riuscita finalmente a comprendere il messaggio criptico che l’alleata Wiress, ritenuta da tutti non molto sana di mente e pertanto poco attendibile, continuava a ripetere senza sosta: “Tic, tac“. I tributi si trovano dentro un orologio in cui ogni ora corrisponde a una diversa catastrofe o sfida da affrontare:

“Fulmini, pioggia di sangue, nebbia, scimmie… Queste sono le prime quattro ore dell’orologio. Alle dieci l’onda.” – Katniss

Il passaggio delle ore viene quindi scandito dalle diaboliche trovate degli Strateghi che cercano di dare spettacolo al pubblico di Capitol City e, perché no, di eliminare qualche tributo affinché rimanga un solo vincitore. Ed è in questo momento di improvvisa illuminazione che Katniss ricorda le parole che il Capo Stratega Plutarch le aveva sussurrato ancor prima della sua partecipazione ai Giochi:

“C’è un ricordo che cerca di risalire a galla nel mio cervello. Vedo un orologio. È un orologio da taschino. Lo tiene in mano Plutarch Heavensbee. ‘Inizia a mezzanotte’, aveva detto Plutarch. E poi la sua ghiandaia imitatrice si era illuminata per un istante ed era subito scomparsa. Col senno di poi, è come se mi stesse dando un’informazione sull’arena. Ma perchè?” – Katniss

E qui, Katniss ha la seconda rivelazione: intuisce che il Capo Stratega ha cercato, attraverso quella frase ed esibendole l’orologio, di darle un indizio di vitale importanza per sopravvivere nell’arena.
Non possiamo negare che tutti ci siamo domandati cosa ci faceva Plutarch, l’uomo di Snow e il maggiore architetto delle trappole mortali dell’arena, con un orologio da taschino raffigurante la ghiandaia imitatrice, simbolo distintivo della ribellione contro il governo totalitario. E, in questo passo, le intenzioni di Plutarch si fanno più chiare: il suo era sicuramente un tentativo di aiutare Katniss, ma la domanda ‘perchè?’ non trova ancora risposta in questo capitolo. Senz’altro, l’idea che un uomo così vicino a Snow abbia tentato di aiutare la protagonista rompe gli schemi rispetto al primo libro e introduce un evidente elemento di novità, rivelandosi estremamente spiazzante per il lettore.

Capitolo di rivelazioni e indizi importanti dunque. Se lo rileggiamo bene, infatti, l’autrice nasconde un altro indizio che sarà decisivo nel momento della risoluzione finale. Veniamo, infatti, a sapere che Beetee, altro alleato di Katniss in questa 75° edizione dei Giochi, ha ricevuto una coltellata nella schiena mentre tentava di correre alla Cornucopia per prendere un oggetto a quanto pare molto importante. Si tratta di un cilindro di filo metallico.

“Questa cosa inutile. È una specie di filo. È per questo che si è fatto accoltellare. Mentre correva alla Cornucopia per prenderlo. Probabilmente se ne può tirare fuori un pezzo per usarlo come garrota. Ma ve lo immaginate Beetee che strangola qualcuno?” – Johanna
“Ha vinto la sua edizione grazie a un filo. Ha costruito una specie di trappole elettriche” dice Peeta. “È l’arma migliore che potesse avere.”

È impossibile non riconoscere in questa parte una chiara anticipazione di quello che succederà alla fine del libro. Quel filo è stata la salvezza di Beetee in passato e si rivelerà anche la loro arma migliore in questi Giochi.
Anche la complicità di Johanna nel piano per la fuga emerge da questa osservazione di Katniss:

“C’è qualcosa di strano nel fatto che Johanna non l’abbia capito. Qualcosa che suona falso. Qualcosa di sospetto.”

E Katniss fa bene a sospettare del fatto che Johanna non sia arrivata a capire l’importanza di quel filo! Certamente l’agguerrita vincitrice del Distretto 7 ne sa di più di quanto voglia fare credere.

Katniss e Johanna sono due personaggi talmente diversi che non stupisce vederli litigare e arrivare spesso ai ferri corti. È proprio quello che succede in questo capitolo. Un’aggressiva Johanna si scontra verbalmente con Katniss accusandola di non essere riuscita a trarre in salvo Mags, l’anziana tributo del Distretto 4, loro alleata, che accorgendosi di essere diventata un peso per i giovani tributi che tentano di fronteggiare le insidie dell’arena, ha deciso di sacrificare la propria vita gettandosi nella nebbia velenosa.

“Mi sa che ero troppo impegnata a tenere in vita i tuoi amichetti. Mentre tu… cos’è che stavi facendo? Ah, già… facevi morire Mags.” – Johanna
Le dita mi si stringono attorno al manico del coltello che tengo nella cintura. – Katniss
“Dai. Provaci. Non me ne frega nienti se sei incinta, ti taglio la gola lo stesso” aggiunge Johanna.

Ai lettori, che fin da subito hanno saputo riconoscere l’originalità di un personaggio come Finnick, sarà sembrato un po’ stridente il ragionamento di Katniss su come fare fuori il suo compagno alleato. Certamente non appare realmente intenzionata a liberarsi di Finnick o degli altri suoi compagni, pensiero che definisce“orribile”, ma questo espediente serve a ricordarci che nei Giochi c’è posto per un solo vincitore ed è, a questo punto, che iniziamo a temere sul serio per la vita di Finnick o degli alleati di Katniss ai quali, in qualche modo, ci siamo affezionati. Il pericolo, infatti, è in agguato e non facciamo in tempo a rendercene conto che Wiress cade vittima della brutalità di un suo avversario.

Katniss si era accorta subito che qualcosa non andava, che c’era uno strano silenzio, ma quando sopraggiunge la certezza di essere sotto attacco è troppo tardi. La freccia che incocca per colpire Gloss, arrivato silenziosamente alle sue spalle, non colpisce il bersaglio in tempo. Wiress è già diventata una sua vittima.
“Il nostro canarino ha smesso di cantare” dice Katniss alludendo a Wiress il cui silenzio è paragonabile a quello di un canarino in miniera che avverte l’uomo della presenza di un pericolo. Qui il pericolo è rappresentato da un gruppo di tributi avversari composto da Gloss (ucciso dalla freccia di Katniss), Cashmere (affrontata da Johanna), Brutus e Enobaria che riescono a fuggire.

Di nuovo, in queste pagine, ci viene fatta notare l’importanza di un oggetto che, arrivati a questo punto, immaginiamo possa essere decisivo per la risoluzione finale: si tratta ancora una volta del cilindro di filo di Beetee.

“È di un color oro chiaro, sottile come un capello. Mi chiedo quando sia lungo. Ci devono essere chilometri di quella roba nel cilindretto di Beetee.” – Katniss

Per scoprire però che ruolo avrà Beetee e quello che sembra essere l’oggetto più prezioso per lui, dobbiamo aspettare ancora qualche pagina.

Siamo arrivati alla fine del capitolo in cui Katniss, costretta con un’abile mossa di Finnick e Johanna a separarsi da Peeta per andare alla ricerca di acqua, comincia a essere investita dal timore che, durante la sua assenza, possa succedere qualcosa di brutto a Peeta. Ma presto un ragionamento ancora più logico prende il posto della paura: forse Finnick e Johanna non stanno cercando di eliminare un avversario come Peeta, ma di proteggerlo.

“Non c’è dubbio. Per motivi che mi risultano del tutto incomprensibili, alcuni vincitori stanno cercando di tenerlo in vita, anche se questo vuol dire mettere a rischio se stessi.”

I flashback che ripercorrono quanto accaduto nell’Arena finora hanno quasi un tocco cinematografico e mentre Katniss cerca di capire cosa potrebbe spingere Finnick e Johanna a proteggere Peeta, si lascia sfuggire un particolare che ai lettori non sarà di certo sfuggito: i tributi alleati stanno cercando di proteggere anche lei.

Il capitolo termina in modo assolutamente sconvolgente. In un momento di apparente tranquillità, Katniss sente le urla di una persona a lei molto cara… Prim!

Potete leggere il commento agli altri capitoli disponibili cliccando sui link qui sotto:

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3 commenti a “Read Along: il nostro commento al capitolo 23

  1. Scusate ragazzi, non ho seguito tutta la faccenda finora, mi chiedevo come mai alcuni capitoli sono mancanti…
    Voi avete fatto un ottimo lavoro, ma alcuni fatti da altri non sono altro che riassunti del libro senza alcuna considerazione aggiuntiva, peccato! ;-)

    • Ciao! Sì alcuni sono mancanti perchè non sono stati fatti e diciamo che ognuno di noi aveva la libertà di fare un commento sul libro nel modo che desiderava… Mi fa piacere che ti siano piaciuti questi :)

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